La vicenda della difficile riconversione del patrimonio immobiliare pubblico e militare abbandonato in Italia

Il tema della ricon­ver­sione del patri­mo­nio pub­blico immo­bi­liare in Ita­lia (tra cui que­llo mili­tare) fa ormai parte del dibat­tito politico-amministrativo da molti anni, ma è pre­va­len­te­mente tema­tiz­zato secondo ques­tioni di natura con­ta­bile e come pos­si­bile mezzo per la ridu­zione del debito pub­blico, spos­tando in secondo piano altri aspetti legati alla pia­ni­fi­ca­zione, alla ges­tione urbana, ai pro­cessi di valo­riz­za­zione cul­tu­rale e alla pro­mo­zione del terri­to­rio. Il con­tri­buto intende ricos­truire bre­ve­mente tale vicenda, deli­nean­done iner­zia­lità e oppor­tu­nità carat­te­riz­zanti il pro­cesso di riuso dei beni, soprat­tutto le ultimè novità per que­lli ex militari.

Le dif­fi­coltà di attua­zione per la ricon­ver­sione del patri­mo­nio pub­blico immo­bi­liare hanno avuto riper­cus­sioni nega­tive sulle città ita­liane, sia in ter­mini di vivi­bi­lità degli spazi urbani inter­es­sati, sia per­ché osta­cola i pos­si­bili pro­getti di riqua­li­fi­ca­zione che potreb­bero innes­care pro­cessi di svi­luppo e rige­ne­ra­zione. Le caserme e gli edi­fici pub­blici in genere erano sedi di atti­vità che gene­ra­vano un indotto sull’economia locale, spesso gra­zie a tras­fe­ri­menti sta­tali. La loro chiu­sura (o rico­llo­ca­zione) ha pro­dotto effetti nega­tivi anche sul piano occu­pa­zio­nale, per­ché spesso non sono stati sos­ti­tuiti da altre atti­vità in grado di for­nire redditi.

L’immobilismo che carat­te­rizza questo tema è in forte con­trap­po­si­zione con la velo­cità estrema con cui il mondo poli­tico ha cam­biato e sovrap­posto nume­rose dis­po­si­zioni legis­la­tive . Le norme sono state ema­nate senza affron­tare il vero noc­ciolo della ques­tione che dovrebbe stare alla base di ogni pro­gramma e stra­te­gia poli­tica, ossia la conos­cenza e le rela­zioni con il terri­to­rio al quale i ces­piti appar­ten­gono. I pro­cessi di dis­mis­sione e di riuso del patri­mo­nio immo­bi­liare pub­blico (spesso edi­fici molto grandi, situati in aree già dotate di infras­trut­ture e dotati di ampie super­fici di spa­zio aperto) hanno riflessi e impatti rile­vanti su molte ques­tioni che riguar­dano le poli­ti­che di governo del terri­to­rio degli enti locali.

È pre­va­lente la cir­cos­tanza per cui i comuni ita­liani non ries­cono ad uti­liz­zare gli ex beni pub­blici come occa­sione di rige­ne­ra­zione e di svi­luppo urbano e terri­to­riale e gli impatti deri­vano, in nega­tivo, dalle occa­sioni per­dute. Il con­ti­nuo cam­bia­mento di obiet­tivi e stru­menti, intro­dotto dalle norme sta­tali, hanno reso il tema così com­plesso che nella mag­gior parte dei casi le ammi­nis­tra­zioni locali non sono state in con­di­zione di tenere sotto con­tro­llo gli iter pro­ce­du­rali, gene­rando per­ciò illu­sioni e frus­tra­zioni negli attori sociali ed eco­no­mici e cau­sando uno stato di perenne indeterminazione.

Una caserma abbandonata a Treviso. Foto: Federico Camerin, 2014.

Una caserma abban­do­nata a Tre­viso. Foto: Fede­rico Came­rin, 2014.

Con­si­de­rando le esi­genze di razio­na­liz­za­zione dello Stato e della con­di­vi­sione degli sce­nari di rifun­zio­na­liz­za­zione del pro­prio patri­mo­nio immo­bi­liare, a par­tire dal 2014 il Minis­tero della Difesa ha isti­tuito una “Task Force” con l’Agenzia del Dema­nio (l’ente pub­blico inca­ri­cato della ges­tione effi­cace ed effi­ciente del patri­mo­nio pub­blico dello Stato ita­liano) con il com­pito di velo­ciz­zare gli iter di ricon­ver­sione del patri­mo­nio non più utile alle esi­genze mili­tari attra­verso la sti­pula di accordi inter­is­ti­tu­zio­nali , deno­mi­nati “pro­to­co­lli d’intesa”. Tra 2014 e 2015 sono stati fir­mati vari pro­to­co­lli volti alla riqua­li­fi­ca­zione di molte aree mili­tari abban­do­nate pre­senti nelle mag­giori città ita­liane, tra cui Firenze, Milano, Roma e Torino. In questa maniera ogni Comune si impegna, entro un anno dalla sti­pula del pro­to­co­llo, a sot­tos­cri­vere le atti­vità per la valo­riz­za­zione dei beni con­for­mando le nuove des­ti­na­zioni urba­nis­ti­che, in coerenza con gli indi­rizzi del rela­tivo piano rego­la­tore o pro­muo­vendo accordi di pro­gramma per la varia­zione degli stru­menti di pro­gram­ma­zione e pia­ni­fi­ca­zione urba­nis­tica. La vali­dità dell’accordo potrebbe essere sog­getta a varia­zioni tem­po­rali se verrà con­cor­dato un nuovo ter­mine for­nendo ade­guate motivazioni.

Sem­bra quasi scon­tato sot­to­li­neare che l’appetibilità del patri­mo­nio pub­blico immo­bi­liare abban­do­nato dipenda dalle atti­vità che vi si potranno svol­gere. Se alla defi­ni­zione di queste ultime non si può giun­gere prima delle pro­ce­dure di alie­na­zione per l’assenza di un accordo tra lo Stato pro­prie­ta­rio ed il comune ges­tore del terri­to­rio, o vi si giunge in tempi tanto lunghi, non vi è dub­bio che le pos­si­bi­lità di suc­cesso dei pro­cessi di ricon­ver­sione si ridu­cano sen­si­bil­mente. Nei vari prov­ve­di­menti legis­la­tivi che si sono sus­se­guiti negli ultimi anni sono stati sem­pre inse­riti quanti più sog­getti pos­si­bili, con la con­se­guenza di aver con­ti­nua­mente ridotto la capa­cità di rius­cire a realiz­zare pro­cessi dinamici.

Con le novità intro­dotte dagli ultimi prov­ve­di­menti legis­la­tivi sem­brano intrav­ve­dersi ele­menti vir­tuosi che potreb­bero por­tare ad esiti reali per pro­cessi che si tras­ci­nano nel tempo da molti anni. In questo con­testo appare fon­da­men­tale il ruolo affi­dato all’Agenzia del Dema­nio che, dopo un periodo di rap­porto ins­ta­bile ed incerto con il Minis­tero della Difesa, sem­bra ora affi­da­ta­ria del ruolo e delle com­pe­tenze per ges­tire in modo più effi­cace i pro­ce­di­menti. Gli esiti degli inter­venti dovreb­bero essere indi­riz­zati verso il riuso, in par­ti­co­lare le dimen­sioni e l’ubicazione delle caserme dovrebbe con­sente di mobi­li­tare capi­tali pub­blici e pri­vati, per cos­truire part­ners­hip essen­ziali in questo momento di crisi economica.

Para mayor información:

GASTALDI Fran­cesco y CAMERIN Fede­rico. La rige­ne­ra­zione urbana e i pro­cessi di dis­mis­sione del patri­mo­nio immo­bi­liare pub­blico e mili­tare in Ita­lia. TRIA. Terri­to­rio della Ricerca su Inse­dia­menti Terri­to­riali, núm. 14, 2015, pp. 45–58, [ISSN 1974–6849]. <http://www.tria.unina.it/index.php/tria/article/download/3014/3208>

Fede­rico Came­rin es beca­rio de inves­ti­ga­ción en el Depar­ta­mento de Pro­get­ta­zione e Pia­ni­fi­ca­zione in Ambienti Com­plessi, Uni­ver­si­dad IUAV de Venecia.

Ficha biblio­grá­fica:

CAMERIN, Fede­rico. La vicenda della dif­fi­cile ricon­ver­sione del patri­mo­nio immo­bi­liare pub­blico e mili­tare abban­do­nato in Ita­lia. Geo­cri­tiQ. 30 de noviem­bre de 2015, nº 184. [ISSN: 2385–5096]. <http://www.geocritiq.com/2015/11/la-vicenda-delle-difficile-riconversione-del-patrimonio-immobiliare-pubblico-e-militare-abbandonato-in-italia>

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